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Tenuta del Paguro, vini tutt’altro che in alto mare!

Amo gli incontri del vino come amo i vini che portano ad un incontro e i momenti creati da tutto questo.

Oggi è stato un incontro del vino, una di quelle giornate insolite perché si è praticamente svolta a casa mia (nel mio ristorante), ma ancor più in quanto ho avuto modo e piacere di degustare un prodotto del quale ignoravo pregio ed esistenza.

Le Bottiglie

Le Bottiglie

Contattato tramite mail qualche settimana fa dalla carinissima Claudia in relazione ad un amico comune vengo a conoscenza di una meritevole realtà a pochi passi da casa e decido di volerne sapere di più.

Gianluca Grilli e Raffaele Ravaglia hanno dato vita ad un progetto enologico che ancor prima d’esser toccato con mano potrebbe sembrare un ingegnosa e scaltra operazione di marketing.

Gianluca

Gianluca

All’interno della piattaforma Paguro inabissatasi 50 anni fa nei bassi fondali del ravennate mettono a dormire il loro vino lasciandolo cullare dal ritmico dondolio del mare per 6/12 mesi.

Le tipologie

Le tipologie

Le tipologie di vino prodotte sono 4 (è in arrivo la quinta) e si dividono in egual misura tra vitigni autoctoni e vitigni internazionali. L’unico bianco della gamma è lo “Squillla Mantis” un Albana secca che non ho avuto il piacere di degustare. Il secondo vino territoriale è denominato “Pagurus”, Sangiovese in purezza. Questo vino rappresenta a mio avviso il prodotto meglio riuscito. A bilanciare il gap con i vitigni italiani entrano in gioco due varietà d’oltralpe abbastanza conosciute come Cabernet denominato Nephrops ed il Merlot Homarus !!

La metodologia di produzione prevede l’inabissamento di bottiglie di vino provenienti da una piccola cantina delle dolci colline di Brisighella, le quali una volta coperto il tappo di ceralacca (di colore diverso in base alla tipologia) vengono portate ad una profondità di 30 metri all’interno di gabbie metalliche e lasciate a cullare dal ritmo perpetuo delle onde. La temperatura è pressoché costante (lo sbalzo massimo è di 4 gradi tra estate ed inverno), la luce che giunge alle bottiglie è davvero poca, mentre è ovviamente alta l’umidità. Il continuo remuage che subiscono le bottiglie garantisce vivacità al prodotto scandendone le note. Altro fattore di assoluta importanza è la pressione che a 30 metri di profondità permette al vino una evoluzione differente. A testimonianza del fatto una volta “decapsulata” la ceralacca è possibile notare come, ad opera della pressione, il tappo abbia stampato la propria forma sul dorso della ceralacca.

Il Packaging è riuscitissimo e di certo è la prima cosa che colpisce il consumatore.

Un autentica carta di identità segue ogni singola bottiglia rendendo partecipe il consumatore della sua storia. I metalli utilizzati per la lastra superiore sono della stessa composizione della piattaforma, mentre la cassa è di Pino Marittimo, con la chiara intenzione di trasmettere “territorialità” al consumatore.

La lastra

La lastra

In conclusione posso dire che i vini degustati sono di ottima fattura ed il lavoro che richiede il progetto ne rende comprensibile il prezzo non proprio economico.

Non mi espongo maggiormente perché per capire le vere potenzialità del progetto vorrei degustare bottiglie dello stesso prodotto e millesimo non immerse in mare. Spero di poterlo fare presto.

Vi invito a scoprire l’interessantissima realtà di Tenuta del Paguro.

P.S. inutile dire che visto l’orario poi la degustazione è proseguita con un bel piatto di pasta al forno!

Il nostro pranzo di lavoro!!

Il nostro pranzo di lavoro!!

Lucio Saccani

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