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Ristoratori al tempo del Corona

Non scrivo da un po. 

Solitamente amo argomentare su cibo e vino, mai avrei predetto che a farmi trovare nuovamente il tempo sarebbe stato un virus con il nome di una birra!!

In questi frenetici per quanto calmi giorni è tanto il tempo dedicato al pensiero.

Inizialmente, una spasmodica rincorsa alla ricerca della ricetta per la sopravvivenza della mia attività mi ha costretto ad ore piccole e levate anticipate. 

La giornata era scandita da continui cambiamenti delle regole, dietro-front dovuti al mutare dell’emergenza e la strategia pensata un’attimo prima risultava già avariata ed occorreva rincominciare da capo.

Prima aperture poi chiusure, poi asporti e poi consegne, poi un metro e poi l’Amuchina.

Piano piano ipotesi e bozze hanno lasciato spazio a concrete realtà. A quel punto abbiamo capito che avremmo dovuto rallentare. 

Non parlo di una decelerazione controllata, ma di un proprio spegnimento di ogni motore, o nel caso nostro, di ogni frigo, forno, sorbettiera o spina che sia.

L’Italia s’è fermata e con essa tutti noi ristoratori.

I miei fidati Taglia-Tartufi a riposo

Lunedì ho convocato i miei ragazzi al ristorante. 

Abbiamo scelto spontaneamente un tavolo per uno, distanziandoci a dovere, palesando in un gesto una responsabile presa di coscienza del momento.

Visi tesi, preoccupati. Il mio, che lo era stato incisivamente per le 48 ore precedenti, cercava d’infondere sicurezza e tranquillità. In breve tempo mi sono accorto che la realtà era troppo schiacciante persino per fingere ottimismo.

Avere il peso di 15 persone sulle spalle in una tale situazione è davvero provante.

Abbiamo parlato. 

Un’ora di ottima collaborazione, molte idee, tanta disponibilità. Situazioni che possono nascere solo da chi ricava dal suo lavoro la giusta dose d’amore utile ad affrontare una giornata e ne rende indietro almeno il doppio felice di farlo.

Quegli angeli sono ugualmente dentro al ristorante da molte ore. Le porte sono chiuse ma i fornelli vanno ai 100 all’ora. 

Si taglia, si cuoce, s’inventa, si crea con quanto si aveva acquistato per non farlo deperire. E’ una corsa contro il tempo che se ben eseguita conterà in positivo sul bilancio del ristorante. 

Chiudere un ristorante è effettivamente più impegnativo che aprirlo. Ancora più difficile è però chiudere un ristorante che non sai quando riaprirai!

Quando potremo tornare ad affettare Tartufi?

In queste belle giornate di sole passeggio molto. 

Scelgo spesso il lungo-fiume a pochi passi da casa. 

Una convinzione che mi segue da sempre è che ogni situazione che c’accade, indipendentemente dal perchè, giunge per mettere sul piatto qualcosa di positivo. 

E’ una situazione che c’aiuterà a crescere se sapremo valorizzarla.

Immagino che nel vostro bilancio personale abbiate messo sul piatto ogni punto a sfavore, ogni disagio, ogni euro perso ed ogni incontro sfumato.

Personalmente sto vivendo questo momento con una lucidità chirurgica che probabilmente mi porta ad enfatizzare ogni cosa più del dovuto. Ed è così che..

Ad ogni sguardo verso il cielo penso a quanto sia pulito senza scie.

Ad ogni sasso fatto rotolare penso a quanto sia bello sentirne il rumore.

Ad ogni albero selvatico in fiore penso a quanto sia fortunato a vivere in un posto incontaminato.

Ad ogni scorcio romantico penso a quanto sia un peccato non fermarsi a ritrarlo su tela con tempera e pennello.

Ad ogni castello sulle alture penso che ora mi è più semplice comprenderne lo stupore estasiato di un forestiero.

Ad ogni contrasto di colore della natura penso che mai potrei lasciare i miei luoghi rinnegandoli per rifugiarmi in città.

Ad ogni botta di inebrianti profumi penso che lo smog e i fumi siano una penitenza che non ci meritiamo.

A casa non resta che cucinare

Ricordo un film del 2000 che amo particolarmente “The Family Man” con Nicolas Cage, nel quale viene concessa al protagonista “un occhiatina”, ovvero una sbirciata su quella che sarebbe stata la sua vita se l’avesse condotta diversamente.

Personalmente mi piace considerare questa proprio come “un occhiatina” nei confronti di una vita che non contempla più tempo per le relazioni, tempo per giocare con i figli, tempo per dipingere, tempo per abbracciarsi, tempo per ascoltarsi, tempo per amarsi, tempo per una passeggiata o tempo per un “ciao come stai” realmente interessato.

Fermiamoci un attimo e prendiamo il meglio che questa situazione può regalarci.

Se siamo abbastanza furbi e bravi capiremo che possiamo solcare questa vita anche con la terza marcia, non occorre per forza condurla sempre in quinta!

Certo che ce la faremo!

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