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Quintarelli, il piacere di fare Amarone essendone la storia

Succede che ogni anno a novembre, rientrando dal Merano Wine Festival, decidiamo di impiegare la parte rimanente della giornata del martedì per la visita ad una bella realtà enologica.

E’ così che dopo una mattinata dedicata al relax alle bellissime Terme di Merano ci dirigiamo con il nostro pulmino, guidato dall’autorevole Dino, verso i magnifici paesaggi della Valpolicella.

I vigneti che si sviluppano su terrazzamenti scoscesi ci regalano la vista di colori delle più inebrianti tonalità autunnali. Il verde, il giallo ed il marrone si intercalano tra loro con una cadenza casuale dipingendo sfumature nitide che marcano le pergole dei filari. Tutto questo “bello” rende difficile staccarne l’occhio.

I vigneti ed il panorama

I vigneti ed il panorama

Il rosso acceso di alcune viti segna in maniera indelebile il ricordo di questo paesaggio nelle nostre menti obbligandoci a stringervi un “patto di ritorno”.

Gli insistenti tornanti che caratterizzano il percorso ci conducono da Marano a Negrar avvicinandoci al nostro appuntamento delle 15: l’Azienda Agricola Giuseppe Quintarelli.

Il solo nome “Quintarelli” evoca un’unica parola: “Amarone”.

Giuseppe Quintarelli, “Il Bepi”, trasformò innanzi tutto le sorti della cantina di famiglia ed inconsapevolmente diede slancio ad un intero indotto per la Valpolicella.

Storicamente l’azienda produceva vino in damigiana venduto in America, poi, durante gli anni ’60 con un audace colpo di coda Giuseppe capì che le sue uve erano nate per dare un prodotto di qualità. Fu così che le rese in vigna diminuirono limitandosi alla conservazione dei soli grappoli migliori ed il vino iniziò a crescere di livello. Fecero la loro comparsa i primi vini imbottigliati e di seguito i primi riconoscimenti internazionali.

Bottiglie storiche, le prime annate

Bottiglie storiche, le prime annate

Giuseppe, che ci ha purtroppo lasciati un paio di anni fa, può sicuramente vantarsi d’aver creato “La Via dell’Amarone” alla quale tanti illustri interpreti si sono ispirati e oggi giorno sono motivo di vanto per un intera nazione.

Lo stesso “Romano Dal Forno” ha ammesso di aver imparato a fare vino da Giuseppe Quintarelli. Ciò dimostra l’ineguagliabile semplicità che accomuna queste due figure di assoluto spicco della storia dell’enologia italiana.

Una cascata di grappoli in appassimento

Una cascata di grappoli in appassimento

Trovare l’Azienda Agricola Quintarelli non è affatto semplice!

Su internet non vi è un sito aziendale ed in loco le insegne sono pressochè inesistenti. Accostandoci con il pulmino ad un passante gli chiediamo la cortesia di “illuminarci” la strada. Le sue indicazioni e la sua mimica facciale sono quelle di chi si è già trovato almeno altre 1000 volte a dover rispondere alla medesima domanda!

Ci dirigiamo così in collina e girando in una stretta via a sinistra arriviamo in cantina.

La cantina dall'esterno

La cantina dall’esterno

Ad attenderci troviamo il nipote di Giuseppe che con celata stima ci mostra un palchetto in vetro appena realizzato dal quale è possibile ammirare la valle circostante con i vigneti di proprietà.

Le proprietà aziendali si sviluppano per 1/3 sotto la cantina e per 2/3 nella vallata oltre alle visibili colline.

La cantina vista da fuori sembra una casa famigliare in subbuglio dove si è certi  trovare sempre qualcuno al lavoro. Questa grande casa bianca contiene al suo interno pregiatissimi tesori di assoluto valore.

Una volta all’interno tutto cambia e si ritrova la liaison con i vigneti, questo sottile filo conduttore ti induce all’illuminazione di quanto sia stretto il legame in questa terra tra l’uva e l’uomo.

Uve in appassimento

Uve in appassimento

Il piano superiore è dedicato al riposo dei grappoli. In queste ampie ed arieggiate stanze, ove il tempo è l’amante più complice, giacciono distese sanissime uve che emanano un intenso profumo di buono. A seconda della tipologia e della loro destinazione rimarranno in questo “habitat” 2 o 4 mesi attendendo gennaio per essere lavorate.

I grappoli sulle cassette di legno

I grappoli sulle cassette di legno

L’appassimento minore è riservato al Valpolicella Superiore, mentre la sosta più lunga sarà dedicata alle bacche che daranno vita all’Amarone e nelle annate “superbe” alla Riserva – che soggiornerà ben 10 anni in legno prima di esser imbottigliata -.

Corvina, Corvinone, Garganega, Rondinella, Trebbiano, Merlot e Cabernet si alternano in tradizionali cassettine di legno oppure distese sui graticci o ancora appese in lunghe trecce cariche di concentratissimi chicchi.

Grappoli appesi

Grappoli appesi

Anche in questo caso l’alternanza delle tonalità regala alla vista uno spettacolo di quiete e soddisfazione mistica che fa capire quanto il tempo e l’attesa siano i due valori più emancipati del mondo moderno.

Scendendo ai piani inferiori cala anche la temperatura, la quale raggiunge una costanza ideale per le grandi botti che “arredano” questa parte di cantina. I legni sono quasi tutti di grandi dimensioni, alcuni dalle fattezze tondeggianti altri ovali per meglio sfruttare lo spazio disponibile.

Uve in appassimento

Uve in appassimento

Le circa 60.000 bottiglie annue prodotte – 12.000 sono quelle di Amarone o Rosso del Bepi – vengono lasciate riposare per la grande maggioranza in legni grandi da 120 quintali – spesso incisi con dedica a memoria dei famigliari – mentre solo una piccola parte in Tonneau da 550 lt. Al momento giusto verranno assemblate donando al vino sfaccettature ed eleganze uniche.

I grandi legni

I grandi legni

L’Amarone rappresenta dopo lo Champagne uno dei più fortunati  e casuali “sbagli” dell’enologia. E’ risaputo infatti che ebbe i suoi natali come vino dolce per poi trovare la sua autentica consacrazione svolgendo tutti gli zuccheri residui. Proprio per queste vicende negli anni ’70 la DOC che identificava le 2 versioni, denominata “Recioto di Amarone”, venne scissa distinguendo le 2 diverse tipologie che tutt’oggi conosciamo.

La botte dedicata

La botte dedicata

Una volta terminata la visita è la volta della degustazione.

In una piccola stanza senza finestre, dominata da un lungo tavolo centrale e da rastrelliere di bottiglie storiche alle pareti, prendiamo posto in fila sugli accoglienti sgabelli in legno che parevano attenderci ansiosamente.

La saletta degustazione immersa nella storia

La saletta degustazione immersa nella storia

Gli 8 calici sono in fila e per quanto sia limitato il dosaggio riservatoci, sono pronti ad accogliere le 7 tipologie in degustazione con grande curiosità.

La degustazione

La degustazione

Bianco Secco 2014: Un’inaspettato bianco prodotto con un blend di Garganega, Chardonnay, Sauvignon e Trebbiano ha ormai spento la sua trentesima candelina. Il vino soggiorna in acciaio ed è arricchito da una piccola parte di uve che fa un leggero appassimento.

Primo Fiore 2011: E’ il rosso d’entrata prodotto con Cabernet che fa un leggero appassimento, Corvina e Corvinone. Questo vino impostato sulla freschezza e l’immediatezza fa 24 mesi di legno.

Le etichette disegnate a mano

Le etichette disegnate a mano

Valpolicella Superiore 2007: Prodotto con Corvina, Corvinone e Rondinella ha un affinamento in legno di 6 anni. L’appassimento di metà delle uve è di 2 mesi, mentre la restante parte fa un “ripasso” sulle vinacce dell’Amarone.

Rosso del Bepi 2005: Prodotto in annate meno fortunate – nel secolo in corso ha visto i natali nel 2005, 2010 e 2014 – è il vino chiamato a sostituire l’Amarone del quale eguaglia però tutto l’iter produttivo. Se non si fa l’errore di paragonare la bottiglia che va a sostituire è sicuramente un vino che regala tante emozioni.

I vini in degustazione

I vini in degustazione

Amarone della Valpolicella 2006: Prodotto in un’annata calda stupisce in bocca per l’eleganza del suo elegante tannino. I vitigni utilizzati sono ovviamente Corvina, Corvinone e Rondinella.

Arzero 2006: Questo vino nasce nel 1983 con la grande intuizione di Giuseppe di produrre un Amarone con vitigni internazionali. Le uve utilizzate ricevono un appassimento di 2 mesi e mezzo ed il vino soggiorna successivamente 8 mesi in legno prima di venire imbottigliato.

Recioto della Valpolicella 2004: Questa delizia prodotta solo in ottime annate – gli ultimi millesimi sono 1995, 1997, 2001, 2004 e 2007 – segue la stessa metodologia produttiva dell’Amarone con la differenza che la fermentazione viene interrotta anticipatamente. Non sono un amante dei vini con residuo zuccherino ma posso garantire che per quanti ne abbia degustati è certamente sul mio podio personale di tipologia. Sicuramente i pochi zuccheri non svolti influenzano positivamente il mio parere.

Amarone Riserva, solo in annate speciali

Amarone Riserva, solo in annate speciali

In conclusione posso dire d’aver toccato con mano un’altra delle grandi realtà vitivinicole Italiane. Conoscendo l’implacabile riservatezza della proprietà ne ho scorto l’assoluta consapevolezza di saper fare al meglio il loro lavoro, che più che un lavoro è un’autentica missione lasciata in eredità dal grande Bepi!

Faccio a loro i miei più sinceri complimenti per il “modo” di fare vino schivo e lontano da palcoscenici e riflettori, ma così vero e sincero come non sempre il vino ed i suoi interpreti hanno il coraggio di mostrarsi.

Di Lucio Saccani

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