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Cappelletti ed è Natale

E’ dicembre, arriva il Natale!

L’albero è addobbato e carico di colorati regali, ma ogni buongustaio che si rispetti ha altre priorità: I Cappelletti, tanto desiderati che superano in frenesia persino la curiosità dei bambini di sorprendere Babbo Natale scendere dal camino.

L’uomo medio romagnolo probabilmente li ha già mangiati 20 volte durante l’anno ma quelli delle feste sono sempre i più attesi.

Vuoi perché gustati in compagnia di parenti spettegolando sugli ultimi gossip o stappando le migliori bottiglie presenti in cantina gelosamente custodite per anni e rigorosamente aperte con chi apprezza più il gesto che il contenuto stesso.

cappelletti, brodo, natale, cappone

cappelletti, brodo, natale, cappone

Con il ripieno di formaggi, con carne o meno, grandi come una noce, piccolini come un oliva, con la spoglia più o meno spessa, con la noce moscata, con la scorza di limone oppure entrambe.

Ogni famiglia ha la sua di ricetta tramandata da generazioni e che non modificherà mai per nulla al mondo. La regola fissa è una, il cappelletto delle feste deve essere rigorosamente in brodo.

Non ci si accontenta di un brodo qualsiasi. Deve essere di carne.

I più fortunati riescono a reperire un cappone, ma la tradizione ammette anche il manzo o la gallina. Va fatto sobbollire lentamente dal mattino per almeno 4 o 5 ore, meglio se sul piano di una stufa a legna con “gli odori” classici che ne completano il sapore come, una cipolla bianca, un pomodoro, una costa di sedano, una patata ed una carota.

Bandito ogni genere di “Dado” o qual si voglia stravaganza moderna.

Una volta pronto sarà filtrato ed utilizzato per la cottura della pasta stessa portando gioia e calore a tavola.

Del “rito” dei cappelletti nei giorni di festa si hanno notizie già dai primi anni del 1800 quando, come scriveva l’Artusi, la stessa carne di cappone utilizzata per il brodo veniva poi sminuzzata ed inserita nel composto che formava il ripieno.

Pare addirittura che in famiglia questa pasta ripiena era motivo di competizione tra gli uomini che non sazi di una normale porzione arrivavano ad ingurgitarne più di otto dozzine sfidandosi a chi aveva maggior appetito!

Il cappelletto ha un cugino nel bolognese chiamato tortellino.

Per quanto simili agli occhi dei meno esperti si tratta di due realizzazioni molto diverse.

Il tortellino si differenzia innanzitutto per la dimensione che risulta essere sempre molto molto minuta, con il ripieno di carne, prosciutto o mortadella è spesso servito asciutto.

I sottili quadratini di sfoglia vengono chiusi attorno al dito mignolo con la grande maestria di massaie che hanno acquisito la geniale manualità con il corso degli anni.

Il risultato è un piccolo anello compatto con al centro una culla naturale che funge da degna dimora del sugo di condimento e dei più nobili ragù.

“Diffido ignari principianti dal tentare la pratica di chiusura davanti ad occhi esperti onde incombere in taglienti sguardi sdegnati marcanti l’incapacità di mani poco esperte atte a profanare un simil rito antico.”

Sempre nel bolognese c’è chi del tortellino ne ha fatta un arte con la quale impreziosire collanine, gioielli, spille e ornamenti.

L’artista si chiama Ludovica e con al sua “Tortellini, Cappelletti & Affini” sfrutta una manualità unica per modellare spoglie di materiale plastico che una volta dipinte diventano autentici accessori di splendida fattezza artigianale.

La moda sta riscuotendo un enorme successo allargandosi a macchia d’olio ben fuori i confini nazionali.

L’ABBINAMENTO:

Impossibile pensare al Natale senza i cappelletti, impossibile allo stesso modo pensare Natale e cappelletti senza un’ottima bottiglia di vino da condividere con i famigliari.

Cosa abbinare quindi, che bottiglia stappare per godersi al meglio un buon abbinamento?

Succulenza indotta del piatto, buona aromaticità regalata dalle verdure che arricchiscono il brodo e grassezza data dal cappone. Il mio consiglio è quello di abbinare un vino non troppo complesso al naso ma con profumi netti, di media struttura ma buona alcolicità e che abbia la giusta freschezza per primeggiare il confronto con la grassezza della preparazione.

-Casal di Serra, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore annata 2013 della cantina Umani Ronchi.

Dove mangiare i migliori cappelletti in Romagna? La risposta è a parer mio semplice ed indiscutibile: Ristorante Ponte Rosso (segui il link per la recensione)

La ricetta per i cappelletti di Natale? (segui il link per la mia ricetta personale)